domenica 8 dicembre 2013

Sono illegittimi i 150 parlamentari dopo la sentenza della Corte Costitutionale?

La Costituzione siamo noi.

Sì c'è una carta scritta qualche decennio fa, splendidamente articolata e così accuratamente redatta da fare invidia a tante altre. Questa carta ci ha salvato tante volte da derive autoritarie, violazioni di diritti umani, e ci salverà -se saremo bravi- da certe riproposizioni in salsa 2.0 e 3.0 verso l'erosione dello stato sociale, del lavoro, della libera impresa etc...

Se quella è la carta, poi ci siamo noi: la Costituzione. E qui casca l'asino, ovvero la legittimità.
Di questo termine si è detto, scritto ed abusato per secoli, ma più o meno tutti convengono sul fatto che un'istituzione legittima è quella la cui autorità ha ragione di essere accettata.
Ci sono due modi principali per affrontare questioni di legittimità: il primo modo è giuridico (la carta) e richiede semplicemente che un'istituzione per essere legittima debba fondare la sua autorità su una base giuridica valida. Il secondo è politico-sociale, ovvero si basa sulla realtà effettiva, cioè che la comunità creda e percepisca come legittime le prerogative autoritarie di un'istituzione, nel caso di oggi il Parlamento.

Chiarita questa ambivalenza del termine 'legittimità', si può ora vedere con più chiarezza quello che sta succedendo in questi giorni.

Dopo la recente tempesta perfetta innescata dalla Corte Costituzionale, la quale ha dichiarato parzialmente illegittima la legge elettorale (c.d. porcellum), non si sono risparmiate dichiarazioni di 'espononenti' politici, giornalisti e giuristi sui repubblichieredellaseraballaròvari. Le posizioni sembrano principali sono due. La prima, quella dell'ancién regime ci dice che: "Sì, la Corte ha finalmente dato stimolo a che si possa approvare al più presto una nuova legge elettorale nel Parlamento". La seconda, quella giacobina, propugnata da un tragicomico Berlusconi ed un radicale Grillo, ha già dichiarato come 'abusivi' non solo i 150 parlamentari eletti con (l'incosituzionale) premio di maggioranza, ma anche il Presidente Napolitano, proprio perché nominato da un Parlamento in base ad una legge incostituzionale.

Proprio oggi Napolitano ha cercato di pararsi dagli attacchi rifacendosi alle opinioni di autorevoli costituzionalisti come Zagrebelsky ed Onida (ma anche Rodotà è dello stesso avviso), i quali hanno giustamente di chiarato che la sentenza della Corte (quando depositata ed efficace) non avrà come effetto giuridico quello di far rendere illegittimo questo Parlamento. Tuttavia oggi Napolitano usa questa dichiarazione per dire che le Camere sono legittime anche dal punto di vista politico!

Vedete allora come si mischiano i due concetti? Le dichiarazioni dei costituzionalisti (a dire il vero quella di Zagrebelsky non l'ho potuta leggere) giustificano la legittimità giuridica del Parlamento e dei 150, al contrario Napolitano e l'ancién regime che gli gravita attorno cercano di portare la giustificazione giuridica sul piano politico.

Ricordate che la Costituzione siamo noi? Ecco, sì, questa è legittimità politica; solo politica. E quanto si discute in questi giorni a botte di "parlamentari abusivi", "impeachment di Napolitano" da parte del M5S e accuse di squadrismo, 'proscrizionismo, dall'altra, be'... qui non c'è nulla di giuridico, ma solo politico.

La Costituzione democratica, ovvero noi, oggi si trova in bilico anche perché chi ci ha governato negli ultimi vent'anni ha scomesso alto e guadagnato tanto, ma ora la sua legittimità politica sta cadendo a brandelli e per sopravvivere mischia la questione politica con quella giuridica, quindi minando anche quest'ultima.

Sono giochi pericolosi dagli esiti incerti. Quello che è palese tuttavia è l'insostenibilità e l'ingiustizia dell'attuale assetto politico delle istituzioni di fronte alla quale ognuno di noi, se interessato al proprio futuro, deve prendere parte.

Tu da che parte stai? Io dalla parte del nome di questo blog.


sabato 13 luglio 2013

Attenzione: la destra sta avanti

L'argomento è quello chiave della crisi economica europea: la dinamica centro-periferia e l'insostenibilità dell'unione monetaria così com'è. Il problema, per noi di sinistra , è che la destra italiana sta un passo avanti nell' appropriarsi dello strumento indispensabile (o inevitabile) per uscire dalla crisi, ovvero un ritorno alla flessibilità del cambio.

Leggete l'articolo di Verderami sul Corriere di oggi. Berlusconi ha - ahi noi! - le idee chiare. Aveva già fatto altre dichiarazioni eclatanti in merito, ma questo articolo conferma come non solo lui abbia ben compreso le dinamiche di squilibrio dell'euro (questo lo sa bene anche l'asservito Letta e molti del PUD€), ma come non si faccia alcuno scrupolo nel prospettare all'aperto un'uscita dell'Italia dall'euro.

Se - a status quo - non pare ci siano convergenze politiche tali a livello europeo che possano portare fuori dal circolo vizioso dell'austerità, allora è tecnicamente molto probabile che in un futuro prossimo (tre anni dice Berl) l'Italia, come altre nazioni, ritorneranno alle valute nazionali.

Perché c'è da preoccuparsi? Perché giorni fa l'economista Emiliano Brancaccio ce lo ha spiegato in modo eccellente: cioè che ci sono metodi di destra e metodi di sinistra per uscire dall'euro. Detto in soldoni, una visione di destra (liberista, MODERATA, chiamatela come volete...) dell'uscita dall'euro inciderà negativamente - o meno positivamente - sul livello dei salari. Detto in soldoni giganti, se la destra prenderà le redini dell'uscita italiana dall'euro, questa porterà ad un exit strategy che favorirà i ricchi: quelli veri. Non ci sarà social card che tenga.

Ma c'è da preoccuparsi di più, perché non c'è ad oggi alcun movimento dichiaratamente di sinistra (a parte quelli fallimentari) che stia trattando la questione in modo serio e strategico. Nemmeno l'Apparato! Se non ci si rimbocca le maniche, studiando e costruendo politiche pubbliche ex cambio flessibile volte a rilanciare la domanda tutelando i salari (privati e pubblici) e le PMI, allora è molto probabile che, ad uscita dall'euro avvenuta, un'importante tutela degli interessi dei ceti medio-bassi possa venire a mancare.

venerdì 5 luglio 2013

Quando lo stato si fa banco: sfida alla morte, gioco d'azzardo e i parlamentari corrotti dalle lobbies

L'esistenza della donna e dell'uomo sulla terra è sempre stata caratterizzata da una sfida alla sua natura mortale. Severino ci ricorda (ricordando Platone) come al tempo dei greci la nascita della filosofia stessa  sia nata non dall'amore per la conoscenza, ma dalla paura, dal terrore e dallo stupore verso il nulla (tzàuma). Freud - da parte sua - arriva a teorizzare una coazione dell'inconscio a ripetere gesti che ci portano all'autodistruzione: la pulsione di morte, che ci fa sentire vivi.

A mio vedere il gioco d'azzardo è un'espressione di questa nostra caratterstica innata. Essendone espressione, e' sempre esistito in numerose forme: giochi, sfide e iniziazioni. Ma il 'gioco' si fa interessante quando il banco - che da sempre vince - non viene più svolto da individui in cerca di profitto, ma dallo Stato stesso: il c.d. "GIOCO LEGALE". Nel suo capolavoro 'Finzioni', JL Borges ci racconta di una lotteria particolare che si svolgeva a Babilonia. Iniziata da alcuni affaristi, questa lotteria venne poi gestita da una 'Compagnia', la quale, seguendo le pulsioni nichiliste dei sui clienti, incominciò ad inventare premi e punizioni estreme, fino all'assurdo.

E' con quest'ultima parola che possiamo ora parlare del GIOCO LEGALE in Italia. Dal punto di vista economico (lo disse Cavour che era una tassa sugli 'stupidi', ma lui era liberale e ricco e perciò li confondeva con i poveri), è ben chiaro che la legalizzazione del gioco d'azzardo è una tassa regressiva: cioè preleva soldi per il fisco più da chi ha redditi bassi, che da chi li ha alti (la qual cosa tra l'altro non è molto in linea con la Costituzione: 'ma che ce frega!').

Ma il tratto che più stupisce è nel fatto che, alla fine, parte di quei soldi buttati dal pensionato o dal disoccupato di turno nelle slot machines o nei siti web va a finire nelle tasche di parlamentari o a persone di loro fiducia. C'era stata tempo fa un'inchiesta delle Iene, dove un collaboratore di un parlamentare aveva rivelato come questi riceveva regolarmente soldi da enti gestori del gioco d'azzardo. In altre parole, la Compagnia ha assoldato una persona che, invece, questo fenomeno dovrebbe combatterlo. Recentemente, l'intervento del Senatore Giovanni Endrizzi (M5S) è stato coraggioso ed importante: in 5 minuti di video traccia le coordinate di un sistema di lobby e conflitti di interesse della politica in un ramo d'affari che spreme miliardi di euro ogni anno dalle tasche dei cittadini più poveri.

Lascio a voi il giudizio morale su quanto detto del video, ma ricordate il motto di questo blog: "la salute di una democrazia si misura dalla capacità della collettività di rendere responsabili i suoi rappresentanti".

martedì 2 luglio 2013

Ci vogliono con mente e corpo in vacanza! Ovvero, cambiare la Costituzione ad agosto.

Non molto di nuovo sotto il sole.

Come è evidente da qualche decennio, la democrazia, questa parola che può significare tante cose, ma che ci permette di evitare faide, ordalie e guerre, sta venendo sapiente erosa tramite sottili tecniche di comunicazione, politiche e legali. In altre parole, mentre le procedure democratiche sono là (elezioni, alte cariche dello Stato, rapporto di fiducia del Governo, Corte Costituzionale, etc...), di fatto queste sono sormontate dalla sostanza. Sono i poteri politici trasversali che, scevri da un interesse genuino verso la comunità, sono capaci di navigare da una parte all'altra dello spettro politico (sinistra e destra) così da ridurre ad uno, o quasi, le posizioni sostanziali. Detto in soldoni, la trasversalità degli interessi forti non permette alla democrazia di esprimersi tramite le sue formalità.

Se quanto scritto sopra può suonare astratto, vorrei portare qui due esempi calzanti, ma soffermarmi solo su quello più recente. Molti, e certamente 'la Rete', si ricorderanno del colpo a man bassa fatto dal Governo Berlusconi con aiuto del Presidente Napolitano nell'approvare la legge di ratifica del Trattato di Lisbona, il quale ha riformato e trasferito parte importante della sovranità dello Stato all'Ue. Be', quel colpo fu fatto a man bassa perché venne portato avanti tra luglio ed agosto, quando in Italia ci si sollazza per mari e monti, così evitando sia il controllo politico, che quello dei cittadini e dei media.

In questi giorni stanno (loro, i poteri trasversali) portando avanti un'azione simile. Grazie all'opposizione vera del Movimento 5 Stelle, siamo venuti a conoscenza di un progetto di legge portato avanti da alcuni deputati del PD volto a modificare con legge costituzionale l'articolo 138 della Costituzione. Quest'ultimo prevede un iter complesso per l'approvazione di modifiche da parte del Parlamento della Costituzione stessa e il progetto di legge prevede una semplificazione di questa procedura, di modo che sia più facile cambiare il testo fondante della nostra Repubblica.

Cosa vuol dire? Senza andare troppo in dettagli tecnici, se approvato il testo così com'è, sarà sufficiente per il Parlamento approvare solo in seconda lettura e con maggioranza di 2/3 una modifica alla Costituzione. Tale modifica può essere bloccata solo se 1/3 del Parlamento o UN MILIONE di cittadini tramite referendum si oppongono: vi immaginate voi l'impresa biblica di raccogliere un milione di firme?! Inoltre, guardiamo alla attuale composizione sostanziale del Parlamento. Con alcune differenze certamente, oggi il panorama politico del Parlamento ci mostra due fazioni: il primo è il M5S, poi c'è tutto il resto, definito spesso in modo riduttivo com il Partito Unico dell'Euro (PUDE), ma, ahimè, è unito in molti più punti e contro l'interesse comune. Ora, se tale riforma venisse approvata, il M5S riuscirebbe solo con difficoltà a bloccare l'iter di approvazione finale, dato che non rappresenta 1/3 in tutte e due le Camere.

Rimane ora da svelare la 'man bassa' di questa proposta. Come potete sentire nel video qui sotto, i deputati promotori del disegno di legge, insieme alla connivenza del Presidente dell Camera, hanno calendarizzato l'approvazione di questa modifica alla Costituzione in modo che essa possa non solo passare senza possibilità di emendamenti o ostruzionismo da parte del M5S (hanno utilizzato quello che in gergo si chiama 'contingentamento' dei tempi), ma che questa approvazione avvenga tra luglio ed agosto! Proprio quando il nostro livello di attenzione da cittadini interessati alla cosa pubblica raggiunge livelli da Mar Morto.

Che i poteri trasversali siano interessati a portare avanti un programma condiviso - e  diviso solo nell'apparenza - è noto e dimostrato da tanti fatti. Sta a noi e ai pochi anticorpi democratici rimasti nelle istituzioni il dovere di non farci prendere per i fondellli. Attenzione, dunque, su questo ultimo subdolo colpetto del PD-L!

venerdì 31 maggio 2013

E' Rodotà che è contro il M5S

Mentre le cose importanti sono altre, vorrei parlare di quello che ho letto stamattina con sorpresa sulle 'colonne' online di Repubblica: Grillo inveisce contro Rodotà definendolo un "ottuagenario miracolato dalla Rete" e 'la base' si ribella. Ammetto che la primissima reazione è stata di stupore e sdegno: ma come, il M5S aveva proposto Rodotà come papabile alla Presidenza della Repubblica e ora Grillo fa la geniale mossa di ripudiarlo, così come ha fatto con la Gabanelli?

Poi, però, ho messo in funzione le proprietà critiche dell'encefalo e mi sono chiesto la domanda elementare: perché Grillo ha scritto quel che ha scritto? Curiosamente, l'articolo di Repubblica (quello del Corriere sì) non affronta questo elemento chiave per capire la vicenda (plauso alla professionalità del giornalista debenedettino...) Alchè scopro su Google news search che Rodotà ieri aveva rilasciato questa intervista sul Corriere.

In poche parole, nell'intervista Rodotà critica sia l'approccio M5S, secondo lui esclusivamente fondato sulla rete, sia le reazioni di Grillo e del candidato sindaco a Roma, de Vito, i quali hanno l'uno attribuito la causa della sconfitta agli italiani e, l'altro accusato i media per aver distorto ed oscurato il M5S durante la campagna per Roma.

Ora, Rodotà è una persona di alta intelligenza, un giurista eccellente, ed in tal modo va preso. La sua intervista è importante non tanto per il contenuto, che tra l'altro presenta punti deboli (e.g. Grillo non ha dato alcuna colpa agli elettori), ma proprio per la tempistica dell'intervista in sé. Ragionando fuori dal 'frame' Orwelliano dei media asserviti (Grillourlatorefascistairrazionalemattoooo!), la mossa di Rodotà rappresenta uno smarcamento dal M5S ed è segno di una sua concezione storicamente fallimentare della sinistra: "Divide et perde!". Riguardo al contenuto, Rodotà critica il M5S esattamente sul punto in cui quest'ultimo ha avuto successo: la Rete! E lo fa additando fatti inesistenti o pretestuosi: l'assenza sul territorio del M5S (come se non sapesse dei banchetti e delle iniziative municipio per municipio del M5S di Roma). Oppure l'additata supremazia Grillo-Casaleggio.

Non solo, Rodotà sa che il rilascio di un'intervista del genere avrebbe scatenato una reazione da parte di Grillo e una divisione interna. E' esattamente quest'ultima la ragione inconfessata dell'intervista di Rodotà e del servizio della Gabanelli su Report: dividere da dentro il M5S. Sono mosse di chi non accetta che le istanze della sinistra moderna non possano venire dalla visione distorta e fallimentare alla Micromega-D'Arcais, ma stanno emergendo da un processo nuovo, avulso dal loro intendere e dalla loro storia.


sabato 18 maggio 2013

Facce da Orfini

Pare che la base della FIOM sia ben consapevole della questione 'PD-specchietto per le allodole'. Fa anche un po' sorridere Civati che sta lì "a titotlo personale", parla contro la dirigenza PD e poi... rimane nel PD. Civati, serve coraggio.

venerdì 17 maggio 2013

Fenomenologia della superfluità (di cui al precedente post)

Molto in breve, leggete l'iper-retorico documento della 'fronda di sinistra' del PD (Civati si è chiamato fuori).

Quanto è superfluo?